S. S. Crocifisso di Numana

Numana 23 luglio 2017

Il S. S. Crocifisso ritorna in chiesa dopo il restauro

 

La tradizione più diffusa è certamente quella che indica il Crocifisso come opera eseguita da San Nicodemo che con Giuseppe d'Arimatea depose dalla croce e deide sepoltura al corpo di Cristo.

Il Crocifisso, una volta terminato, venne custodito nell'abitazione di un ebreo ma non passò molto tempo che fu scoperto e danneggiato.

Si narra che venne scaraventato a terra e coperto di ingiurie e bestemmie oltrechè forato il petto con ripetuti colpi e dal quale sgorgò per miracolo copioso sangue, prontamente raccolto dagli sbigottiti persecutori in bacinelle e portato in Sinagoga dove venne usato per infermi ivi ben presto convenuti e testimoni del fatto oltrechè narratori furono i santi Attansio e Giovanni Darmasceno.

Così Don Carlo Piergentili, cappellano della chiesa dove veniva venerato, ci racconta nella sua Relazione istorica del Crocifisso di Umana stampata nel 1800 dove tra l'altro si accenna ad una ampolla contenente il suddetto sangue e conservata a Costantinopoli fino al 1204 e fatta inviare a Venezia da Doge Enrico dopo che questi ebbe saccheggiato Costantinopoli e dove sembra sia ancora conservata nella Chiesa Ducale di San Marco.

La storia andrebbe ulteriormente approfondita visto che esiste una lettera di risposta dell'allora Patriarca di Venezia al priore di Umana che la sacra reliquia non era custodita nella sua Basilica patriarcale ma nella chiesa ducale dove era gelosamente protetta e venerata e mai sarebbe potuta tornare indietro,,,

Carlo Magno, imperatore del sacro Romano Impero, venuto a conoscenza di alcuni prodigi del Crocifisso, decise di donarlo a Papa Leone III.

Durante il trasporto del Crocifisso, all'altezza dell'allora imponente porto di Numana, una furiosa tempesta costrinse l'imperatore ed il suo seguito approdare e a lasciare la reliquia presso la Chiesa di San Giovanni Battista.

L'imperatore nel frattempo, per urgenti ragioni diplomatiche fu costretto a recarsi in Lombardia e successivamente in Francia dove nell'anno 814 morì.

Il Crocifisso, dopo la sua morte, rimase a Numana dimenticato dai suoi cucessori.

Nell'anno 846 Numana fu funestata da movimenti tellurici di notevole entità, che distrussero gran parte delle abitazioni ed anche la chiesa di san Giovanni Battista.

Nel 1924 alcuni pescatori Numanesi trovarono in mare il crocifisso e una volta liberato dai detriti che lo ricoprivano, venne portato in una cappella risparmiata dal terremoto in prossimità delle mura di cinta del paese, all'altezza degli attuali resti della "Torre" e li vi rimase sino al 1566.

A causa della decadenza di Numana, e per la floridezza del vicino castello di Sirolo dove i pellegrini trovavano ospitalità, il Crocifisso fu chiamato "di Sirolo" mentre in precedenza, come si rileva da alcuni documenti, era detto "Crocifisso di Numana".

Il detto dialettale diceva così:

SE VAI A LURETO E NUN VAI A SCIROLO VEDI LA MADRE MA NUN VEDI EL FIOLO...